Chi sono
Mi chiamo Francesco Zinghinì. Sono un ingegnere elettronico e da vent’anni progetto, costruisco e tengo in piedi sistemi informatici. Da questa competenza è nata la decisione di mettermi a disposizione delle parti nei giudizi in cui la prova è digitale.
La formazione
Mi sono laureato in Ingegneria Elettronica alla Sapienza Università di Roma nel 2006, con indirizzo in Teoria dei Sistemi. La tesi, dal titolo «Sistema di monitoraggio per la sicurezza nelle grandi opere», riguardava il monitoraggio, l'affidabilità e la sicurezza dei sistemi complessi: la stessa forma mentale — capire come un sistema si comporta, dove può cedere e quali tracce lascia — che uso oggi quando devo ricostruire che cosa sia successo dentro un'infrastruttura.
Sono iscritto all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma con il numero 31345. È un dato pubblico, verificabile sull'albo unico nazionale degli ingegneri: l'iscrizione comporta un titolo di studio accertato, l'obbligo di aggiornamento continuo, un codice deontologico e la responsabilità disciplinare che ne discende.
Il percorso professionale
Ho iniziato come sviluppatore su piattaforme web, sono passato alla responsabilità dell'infrastruttura di un portale ad alto traffico coordinando un gruppo di sistemisti e sviluppatori, e ho poi lavorato per anni come consulente indipendente su architetture Unix e Linux, basi di dati e integrazioni fra sistemi. Oggi mi occupo di architetture di sistema e di soluzioni basate su modelli linguistici in produzione.
La cosa che conta, ai fini della consulenza tecnica, è la natura di quel lavoro: non ho analizzato sistemi dall'esterno, li ho amministrati. Ho letto log di posta per capire perché un messaggio non arrivava, ho fatto migrazioni di basi di dati e visto che cosa succede ai metadati dei file, ho gestito incidenti di sicurezza quando erano un problema da risolvere e non un capitolo di una perizia. Questo è il patrimonio che porto in un incarico.

Perché la consulenza tecnica
Perché ho visto troppe volte una questione tecnica semplice diventare incomprensibile una volta entrata in un fascicolo. Un difensore preparato che si trova davanti a un log non sa quali domande porgli; un tecnico che non conosce il processo produce relazioni corrette e inutilizzabili. In mezzo c'è uno spazio, ed è quello in cui ho scelto di lavorare.
Su un punto preferisco essere esplicito, perché in questa materia l'ambiguità sui titoli è un difetto professionale: non sono iscritto all'albo dei consulenti tecnici d'ufficio di alcun tribunale e non ricevo nomine dal giudice. Quando conseguirò titoli specifici in materia forense li indicherò qui, con il loro nome e la loro data. Quello che offro oggi è ciò che ho: competenza tecnica documentabile, iscrizione a un ordine professionale, e il metodo che descrivo in queste pagine.
Come lavoro
- Dico prima che cosa è accertabile. Prima del preventivo e prima dell'incarico, dico se la strada tecnica esiste. Capita spesso che non esista, ed è un'informazione che vale quanto un accertamento.
- Distinguo i piani. Nelle conclusioni tengo separato ciò che è accertato, ciò che è una valutazione tecnica e ciò che resta ignoto. Non uso il linguaggio della certezza per coprire un'inferenza.
- Non firmo risultati che non reggono. Se l'analisi va contro la parte che mi ha nominato, lo dico prima del deposito.
- Scrivo per chi legge. Le relazioni le legge un giudice, non un informatico. Il gergo tecnico non fa autorevolezza, fa danno.
Fuori dal lavoro
Corro, gioco a tennis e a padel, nuoto. Vado in montagna, a teatro e al cinema, e agli eventi sportivi quando capita. Sono cose che c'entrano meno di niente con una perizia, ma questa è una pagina su di me e mi pareva onesto dirlo.
Ha una questione in corso?
Mi scriva che cosa è successo e che cosa deve dimostrare. Le dico in una prima risposta se la strada tecnica esiste, quali dati servono e con che tempi — prima di qualunque impegno.