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Perizia su Telegram: acquisire le chat come prova

Pubblicato il · Autore: Francesco Zinghinì

Telegram viene spesso trattato come «un altro WhatsApp», e quasi tutto quello che si dà per scontato risulta sbagliato: dove stanno i messaggi, che cosa sopravvive a una cancellazione, a chi appartiene un account. Chi deve produrre — o contestare — una conversazione Telegram in giudizio ha bisogno di conoscere la fisica di questo sistema, perché è diversa da quella degli altri.

Due sistemi in uno: chat cloud e chat segrete

La prima cosa da sapere è che Telegram contiene due sistemi di messaggistica diversi, con proprietà opposte. Le chat ordinarie — quelle che si aprono per impostazione predefinita, i gruppi, i canali — vivono sui server del gestore, cifrate nel transito fra dispositivo e server ma leggibili dal server stesso: è ciò che permette di ritrovare l'intera cronologia accedendo all'account da un telefono nuovo. Le chat segrete, che vanno aperte apposta, sono cifrate da un capo all'altro ed esistono soltanto sui due dispositivi che le hanno stabilite: non si sincronizzano, non passano dal cloud, non compaiono su altri apparecchi dello stesso account.

Quasi ogni domanda che conta in giudizio — si può recuperare? da dove? che cosa è rimasto? — ha due risposte diverse a seconda del tipo di chat. Per questo il primo accertamento, in una perizia su Telegram, è stabilire di quale delle due specie sia la conversazione contesa.

Che cosa si recupera, e da dove

Per le chat ordinarie la sincronizzazione lavora a favore di chi cerca: la conversazione non sta solo sul telefono, sta sull'account. Un tablet o un computer collegati allo stesso account ne hanno una copia; perfino un dispositivo collegato dopo, finché le credenziali sono disponibili, scarica la cronologia dal cloud. È l'opposto di WhatsApp, dove l'archivio vive sul dispositivo e il recupero passa dai backup — ne ho scritto a proposito del recupero dei messaggi cancellati.

Per le chat segrete vale la regola contraria: esistono solo dove sono nate. Niente cloud, niente altri dispositivi, nessuna esportazione ufficiale; se la chat prevedeva l'autodistruzione dei messaggi, nemmeno il dispositivo la conserva oltre il termine impostato. Ciò che resta va cercato nell'apparecchio stesso — archivi dell'applicazione, notifiche conservate dal sistema — con le finestre strette e le poche garanzie di ogni recupero da dispositivo.

I messaggi eliminati «per tutti»

Qui sta l'insidia maggiore. Telegram consente a ciascun interlocutore di eliminare un messaggio — o un'intera conversazione — per entrambe le parti, senza limiti di tempo e senza lasciare un segnaposto: nessun «questo messaggio è stato eliminato», la chat si richiude come se il messaggio non fosse mai esistito. E poiché le chat ordinarie vivono nel cloud, l'eliminazione si propaga: sparisce dal telefono di chi la subisce, dal suo tablet, dal suo computer, e dai server.

La conseguenza pratica è che la strada maestra di WhatsApp — «la chat vive anche sul dispositivo dell'altro» — su Telegram non è garantita: l'altro può averla fatta sparire da entrambi i lati. Ciò che l'eliminazione remota non raggiunge sono le copie uscite dal sistema prima: un'esportazione già eseguita, un backup del dispositivo che contenga la cache dell'applicazione, le notifiche registrate dal sistema operativo. Chi teme la sparizione di una conversazione che gli serve ha una sola mossa saggia: farla acquisire subito, finché esiste.

Di chi è quell'account: il problema dell'attribuzione

Su WhatsApp l'interlocutore è un numero di telefono, e un numero — pur con tutti i limiti — porta a un contratto. Su Telegram può non esserci nulla di simile: un account può esporre soltanto un nome utente scelto liberamente, tenere il numero nascosto a chiunque, cambiare nome utente e nome visualizzato in ogni momento. In un contenzioso questo sposta il baricentro: oltre a dimostrare che cosa è stato scritto, bisogna spesso dimostrare chi lo ha scritto, e l'attribuzione va costruita con elementi di contorno — il numero, se visibile o salvato in rubrica; l'identificativo numerico interno dell'account, che non cambia quando cambia il nome utente; il contenuto stesso della conversazione; le convergenze con altri canali.

È un punto da mettere in conto presto, perché condiziona la strategia: una conversazione perfettamente acquisita ma attribuita a «un nome utente» lascia alla controparte un terreno di contestazione che con altri sistemi non esiste.

Come si acquisisce una chat Telegram

Lo screenshot resta la forma più debole, per le ragioni valide con ogni sistema di messaggistica: è un'immagine senza padre, disconoscibile e difficilmente difendibile da sola — ne ho scritto a proposito degli screenshot di WhatsApp. Le strade serie sono due, e su Telegram sono più praticabili che altrove.

La prima è l'acquisizione dal dispositivo: l'estrazione dell'archivio dell'applicazione dal telefono, con identificazione dell'apparecchio e dell'account, documentazione delle operazioni e verifica di integrità sul risultato. La seconda, propria di Telegram, è l'esportazione ufficiale che l'applicazione da computer mette a disposizione: produce una copia della cronologia in un formato strutturato e leggibile. Eseguita dentro un'acquisizione documentata — su quale dispositivo, da quale account, in quale momento, con quali verifiche sul risultato — offre una rappresentazione della conversazione ancorata all'account, non a un'immagine. Eseguita in proprio e portata in causa senza documentazione, ricade nei limiti di ogni riproduzione: il valore non sta nel file, sta nella catena che lo lega alla sua origine.

Che cosa non aspettarsi dal gestore

Per le chat ordinarie i messaggi, sui server di Telegram, esistono — ed è naturale chiedersi se non si possano ottenere da lì. La risposta pratica, per un contenzioso civile, è no: il gestore ha sede fuori dall'Unione Europea, non è raggiungibile con gli strumenti ordinari di esibizione, e la sua collaborazione anche con le autorità è storicamente circoscritta a ipotesi ristrette. Costruire una strategia probatoria sull'attesa di una risposta dai server di Telegram significa costruirla su un terreno che non regge.

Il punto in una riga

Su Telegram la prova va presa dove si trova adesso — il dispositivo, l'account accessibile, le copie già esportate — e va presa presto, perché l'eliminazione remota può farla sparire da ogni dispositivo in una volta sola. Tutto il resto, dal tipo di chat all'attribuzione dell'account, si accerta caso per caso.

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Ha una questione in corso?

Mi scriva che cosa è successo e che cosa deve dimostrare. Le dico in una prima risposta se la strada tecnica esiste, quali dati servono e con che tempi — prima di qualunque impegno.

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