Francesco ZinghinìConsulenza tecnica di parte

Uno screenshot di WhatsApp ha valore in giudizio?

Pubblicato il · Autore: Francesco Zinghinì

È la domanda che ricevo più spesso, e la risposta breve è: sì, si può produrre; no, non prova quasi nulla da solo. La distanza fra queste due affermazioni è dove si decidono parecchie cause.

Che cos'è, tecnicamente, uno screenshot

È un'immagine. Una griglia di punti colorati che, guardata da un essere umano, assomiglia a una conversazione. Non contiene il testo dei messaggi in forma di testo, non contiene gli identificativi che l'applicazione assegna internamente a ogni messaggio, non contiene le marche temporali che il programma conserva nella propria base di dati e che sono cosa diversa dall'orario stampato a schermo. Non contiene nulla che leghi quell'immagine a un account, a un numero di telefono o a un dispositivo.

Fabbricarne uno falso non richiede competenze particolari. Esistono da anni applicazioni pensate esattamente per generare finte conversazioni con l'aspetto giusto, e in mancanza di quelle basta un editor di immagini e un po' di pazienza. Sia chiaro: nella grande maggioranza dei casi gli screenshot depositati sono autentici. Il problema non è che siano di solito falsi, è che non contengono nulla che permetta di distinguere i due casi. E una prova che non distingue è una prova che, appena contestata, si svuota.

Il meccanismo dell'articolo 2712

L'articolo 2712 del codice civile stabilisce che le riproduzioni informatiche di fatti e di cose formano piena prova dei fatti rappresentati se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità.

La struttura della norma è quella di un'inversione condizionata. Finché nessuno contesta, lo screenshot vale come prova piena e la parte che lo ha prodotto non deve aggiungere altro. Nel momento in cui la controparte disconosce la conformità, quel valore privilegiato viene meno: il documento non diventa inutilizzabile, ma degrada a elemento liberamente valutabile dal giudice, e sta a chi lo ha prodotto sostenerlo con altro. Se l'unica cosa che ha è l'immagine, non ha nulla.

Nella pratica dei giudizi civili questo è ciò che accade quasi sempre: si deposita uno screenshot, la controparte lo disconosce, e a quel punto la prova si sposta sul dispositivo. Se il telefono nel frattempo è stato cambiato, o la conversazione cancellata, la questione è chiusa in senso sfavorevole a chi aveva ragione.

Nel processo penale il quadro è diverso ma il problema pratico simile: la stampa o la fotografia di una conversazione entra come documento, e la difesa può sempre chiederne il riscontro sull'originale. Anche qui la solidità dipende da che cosa è stato conservato e da come è stato acquisito.

Come si disconosce, e come non si disconosce

Il disconoscimento non è una formula da ripetere: secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità deve essere tempestivo, cioè proposto alla prima difesa utile, e soprattutto circostanziato. Una negazione generica — «si contesta la conformità delle riproduzioni prodotte» — rischia di essere ritenuta inidonea, con l'effetto di lasciare in piedi la prova piena.

Un disconoscimento efficace indica in che cosa l'immagine non corrisponde al fatto: quali messaggi non sono mai stati scritti, quali risultano rimossi dal contesto, quale sequenza è stata alterata, quale data non torna. È qui che il consulente di parte serve prima ancora di ogni accertamento: aiuta a formulare il disconoscimento in modo che regga.

Il passo successivo è chiedere l'originale. È la richiesta più semplice e più efficace che si possa fare, perché ha due soli esiti: o l'originale c'è e si verifica, o non c'è più e allora resta una fotografia senza padre, che il giudice valuterà per quel che è.

Che cosa si può esaminare sull'immagine in sé

Quando l'originale non è disponibile, sull'immagine qualcosa si può ancora fare, purché sia chiaro che si tratta di indizi e non di prove:

  • Dimensioni e proporzioni. Ogni modello di telefono produce catture di dimensioni note. Un'immagine che non corrisponde a nessun formato plausibile è già un'anomalia.
  • Tracce di rielaborazione. Le compressioni successive e le sovrapposizioni lasciano segni rilevabili, tanto più evidenti quanto meno accurata è stata la manipolazione.
  • Coerenza interna. Orari che non progrediscono, sequenze di consegna incompatibili, indicatori di stato che non potrebbero coesistere.
  • Coerenza storica dell'interfaccia. L'aspetto grafico delle applicazioni di messaggistica cambia nel tempo. Uno screenshot datato 2022 che mostra un'interfaccia introdotta nel 2024 è una contraddizione.

Nessuno di questi elementi è da solo risolutivo, e la loro assenza non dimostra l'autenticità. Ma la piena coerenza di tutti quanti è un risultato utile anche per chi la prova l'ha prodotta.

Che cosa fare prima di depositare

Se è lei a dover produrre una conversazione, il tempo speso qui vale più di qualunque difesa successiva.

  1. Non cambi telefono e non cancelli nulla. Il dispositivo è la prova; l'immagine è solo una fotografia della prova.
  2. Faccia acquisire la conversazione dal dispositivo, non dallo schermo. A seconda del modello si procede con un'estrazione che recuperi l'archivio interno dell'applicazione, oppure con un'acquisizione assistita che documenti l'operazione, gli identificativi del dispositivo, l'account collegato e l'ora di sistema, chiudendola con una verifica di integrità sul risultato.
  3. Conservi il verbale. È il documento che, mesi dopo, permette di rispondere a chi contesta la genuinità.
  4. Valuti la proporzionalità. Non serve estrarre l'intero telefono per depositare una conversazione: delimitare l'oggetto è più rapido, meno costoso e riduce le eccezioni sui dati di terzi.

La differenza rispetto allo screenshot è tutta in un punto: il risultato è ancorato a un dispositivo identificato. Chi vuole contestarlo deve contestare quel dispositivo, con tutto quello che comporta, e non un'immagine di cui nessuno sa da dove venga.

L'equivoco della cifratura

Capita di sentir dire che, poiché WhatsApp cifra i messaggi da un capo all'altro, una conversazione è per ciò stesso autentica. È un errore, e conviene sciogliere l'equivoco perché ricorre anche in atti scritti da professionisti.

La cifratura protegge il messaggio durante il transito: impedisce a chi sta in mezzo, compreso il gestore del servizio, di leggerlo o modificarlo. Non dice assolutamente nulla sulla copia che è arrivata sul telefono, la quale da quel momento è un dato come un altro, modificabile da chiunque abbia accesso al dispositivo. È una protezione del canale, non una firma del contenuto.

Da questo discende anche il rovescio della medaglia, che ha conseguenze pratiche immediate: nessuna richiesta al gestore del servizio potrà mai restituire il testo dei messaggi, perché il gestore non lo possiede. Ciò che astrattamente può esistere presso di lui sono informazioni sull'account e dati di traffico, che sono un'altra cosa e seguono altre regole, con termini di conservazione stabiliti dalla legge.

Promemoria operativo

Se deve produrre una chat

  • Metta il dispositivo da parte e non lo usi per quella conversazione.
  • Faccia acquisire l'archivio, non lo schermo.
  • Conservi verbale e valori di integrità insieme all'atto.

Se deve contestarne una

  • Disconosca subito e in modo circostanziato: che cosa non corrisponde, e perché.
  • Chieda l'esibizione del dispositivo o dell'archivio di provenienza.
  • Chieda che l'eventuale verifica avvenga con procedure documentate, non aprendo il telefono in udienza.

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