Francesco ZinghinìConsulenza tecnica di parte

Quanto costa una perizia informatica?

Pubblicato il · Autore: Francesco Zinghinì

È una domanda legittima, e chi la fa merita una risposta migliore di «dipende». Dipende, certo — ma da fattori precisi, che si possono elencare e che permettono di leggere un preventivo capendo che cosa si sta comprando. Questa pagina li mette in fila, con le cifre che circolano sul mercato e le domande da fare prima di firmare.

I fattori che determinano il costo

Il prezzo di un accertamento tecnico non è un numero estratto da un tariffario: è la somma di ore di lavoro qualificato, strumenti e responsabilità. Le voci che lo muovono sono ricorrenti.

  • Quanti dispositivi, e in che stato. Ogni disco, telefono o casella è un'acquisizione a sé, con i suoi tempi macchina e il suo verbale. Un dispositivo danneggiato, bloccato o cifrato può moltiplicare le ore — o rendere l'operazione impossibile, ed è bene saperlo prima.
  • L'ampiezza dell'oggetto. «Tutta la vita digitale del convenuto» e «le conversazioni con questo numero fra marzo e giugno» sono due incarichi diversi di un ordine di grandezza. La delimitazione dell'oggetto è la prima leva sul prezzo, ed è anche una buona pratica processuale.
  • La ripetibilità. Un accertamento su copia forense si può ripetere; uno su sistemi in esercizio, che cambiano mentre li si osserva, va documentato con cautele maggiori. Le cautele sono tempo, e il tempo è costo.
  • L'analisi, oltre l'acquisizione. Copiare è la parte prevedibile; cercare, incrociare, ricostruire una cronologia dai log o smontare la tesi tecnica della controparte è la parte che varia di più da caso a caso.
  • La relazione e le udienze. Una relazione tecnica che un giudice possa capire e che una controparte non possa smontare non si scrive in un'ora. Se poi servono la partecipazione alle operazioni del consulente d'ufficio o osservazioni scritte alle sue conclusioni, sono attività ulteriori, di regola conteggiate a parte.
  • L'urgenza. I dati si sovrascrivono, i termini processuali scadono. Lavorare in giorni anziché in settimane si paga, ovunque.

Le cifre che circolano

Con la premessa che ogni caso serio si valuta a preventivo, gli ordini di grandezza che si osservano sul mercato italiano sono questi: un accertamento delimitato su un singolo dispositivo — l'acquisizione di un telefono con l'estrazione di alcune conversazioni, l'analisi di una casella di posta, la verifica di autenticità di un documento — si colloca all'incirca fra i 500 e i 1.500 euro. Incarichi con più dispositivi, volumi importanti, cifratura da affrontare o contraddittorio serrato salgono a diverse migliaia di euro, e i casi societari complessi — server aziendali, anni di posta, decine di posizioni — possono superare i diecimila.

Diffidi delle due code della distribuzione. Un prezzo molto sotto mercato di solito significa che l'«acquisizione forense» è una copia fatta senza metodo né verbale, che alla prima contestazione vale quanto uno screenshot. Un prezzo molto sopra, senza una descrizione delle attività che lo giustifichi, sta pagando qualcosa che non è il lavoro.

Come si legge un preventivo

Un preventivo serio di perizia informatica risponde per iscritto ad almeno quattro domande:

  1. Che cosa viene acquisito, e come. Quali dispositivi o account, con quale metodo, con quale verifica di integrità sul risultato e con quale verbale delle operazioni.
  2. Che cosa viene analizzato. Le domande a cui l'accertamento deve rispondere — perché è su quelle che si misura se l'incarico è riuscito.
  3. Che cosa viene consegnato. Una relazione firmata, gli allegati tecnici, i supporti con le copie; e per quanto tempo il consulente conserva i dati.
  4. Che cosa non è compreso. Udienze, osservazioni alla consulenza d'ufficio, integrazioni: attività eventuali che è normale trovare quotate a parte, ed è bene trovare quotate prima.

Se una di queste risposte manca, la domanda giusta non è «quanto costa» ma «che cosa sto comprando». Su come si svolge concretamente il lavoro ho scritto una pagina dedicata: la perizia informatica, metodo e limiti.

Chi paga, e quando si recupera

Il consulente tecnico di parte è pagato dalla parte che lo nomina. Se la causa si conclude bene, il suo costo può essere riconosciuto fra le spese che la parte soccombente è condannata a rimborsare: la giurisprudenza lo ammette quando la consulenza era necessaria alla difesa, ma la liquidazione non è un automatismo. Due accortezze aiutano: un incarico scritto con oggetto chiaro, e fatture coerenti con le attività descritte. Chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato può, a determinate condizioni, vedere anticipato dall'erario anche il compenso del proprio consulente.

Nel processo penale vale lo stesso principio: il consulente della difesa è un costo della difesa. La differenza è che lì l'alternativa spesso non esiste — l'accertamento dell'accusa va discusso sul piano tecnico, o resta solo.

Dove ha senso risparmiare, e dove no

Si risparmia bene delimitando l'oggetto: meno dispositivi, periodi definiti, domande precise. Si risparmia bene arrivando presto: un telefono messo da parte oggi è un'acquisizione ordinaria; lo stesso telefono usato per altri sei mesi è un recupero incerto, più costoso e dall'esito non garantito — ne ho scritto a proposito dei messaggi cancellati. E si risparmia bene parlando col proprio legale prima di muoversi, perché un'attività tecnica fatta nel momento processuale sbagliato è denaro perso due volte.

Non si risparmia bene sul metodo. La differenza fra una copia con verbale e hash e una copia fatta «per vedere» non si nota finché nessuno contesta; si nota tutta il giorno in cui la controparte solleva l'eccezione, e a quel punto rifare il lavoro — se i dati esistono ancora — costa più che farlo bene la prima volta.

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Ha una questione in corso?

Mi scriva che cosa è successo e che cosa deve dimostrare. Le dico in una prima risposta se la strada tecnica esiste, quali dati servono e con che tempi — prima di qualunque impegno.

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